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Versace più vicina al miliardo di ricavi

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Dopo il 2016, anno di transizione con ricavi a 686 milioni di euro (+4%) e un rosso di 7,4 milioni, nel 2017 la Casa della Medusa ha recuperato terreno, con un ritorno all'utile per 15 milioni di euro. «Nel breve termine abbiamo intenzione di arrivare a 1 miliardo di euro di ricavi» afferma in un'intervista a L'Economia del Corriere della Sera il ceo Jonathan Akeroyd.

 

Il top manager sottolinea nell'articolo di Maria Silvia Sacchi come negli ultimi 12 mesi le vendite nei negozi Versace siano cresciute del 18% sull'anno precedente, con un balzo dell'ebitda del 50%. «Questo ci dice che siamo sulla strada giusta» commenta.

 

Akeroyd ha messo ordine nelle licenze (dove restano fondamentali in particolare quelle dei profumi e degli occhiali) e concentrato l'attenzione sul prodotto e sul marchio, al punto che la prima linea è arrivata a rappresentare il 75% del sell out. Il ready-to-wear vale il 54% del fatturato e le scarpe il 25%.

 

Ha messo anche mano alla struttura manageriale e alla distribuzione puntando, come si legge sul quotidiano milanese, sugli store di proprietà per la prima linea e sul wholesale per Versus e Collection.

 

Tra i mercati il principale è l'Asia - da cui deriva il 53% del giro d'affari, con i Millennials in pole position -, mentre l'Europa si colloca al 28% e gli States al 18%, ma con un incremento di ben il 35% nell'anno chiuso lo scorso aprile. Un'avanzata che non dovrebbe finire qui.

 

L'Economia dedica ampio spazio anche a un Q&A con Donatella Versace, che ribadisce come la riflessione sulla generazione dei Millennials, così attenta alle griffe e alla moda, l'abbia portata a recuperare l'archivio, che non aveva più toccato dalla morte del fratello Gianni.

 

«Quando ho avuto il coraggio di andare in archivio - spiega nell'intervista - ho avuto anche il coraggio di ascoltare la mia voce».

 

«Del resto - sottolinea - non c'è nessuno che racconta ai Millennials una storia. Noi abbiamo raccontato quella di Gianni, la storia di Versace».

 

«Di questa generazione - prosegue - non mi piace che non sia fedele, ma allo stesso tempo mi attira il fatto che capti il nuovo. La rivoluzione digitale ha spazzato via molte delle leggi che abbiamo a lungo seguito».

 

A proposito della quotazione, più volte ventilata, la stilista e imprenditrice resta ancora una volta sul vago: «Se ci saranno le condizioni giuste lo faremo, abbiamo un socio (Blackstone, ndr) che fa questo di mestiere. Sarà fra tre, quattro anni? Non so. Ciò che è davvero importante è che l'azienda sia viva e prosperare è più importante della Borsa».

A proposito degli individualismi tra stilisti, Donatella se ne tira fuori e rilancia: «Se ci fossero i presupposti per creare un dialogo migliore, non sarei sicuramente un ostacolo». E confida che non avrebbe problemi a guidare la Camera della Moda: «Non so se tutti sarebbero contenti, ma perché no?» (nella foto, Versace Spring-Summer 2019).


a.b.
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