Tra i protagonisti di White

House of MuaMua: dalle griffe doll amate da Lagerfeld al ready to wear

Una bambola a volte può cambiare la vita. E’ successo a Ludovica Virga, fondatrice dell’etichetta House of MuaMua, quando nel 2006, a Bali, decide inizialmente di produrre piccole doll realizzate all’uncinetto dagli abitanti dell’isola, rimasti senza lavoro dopo lo tsunami del 2004. ll vero successo però arriverà solo nel 2012, quando il kaiser della moda, Karl Lagerfeld, le commissiona più di 500 bambole da vendere nei sui negozi.

Da allora Ludovica Virga ne ha fatto di strada: nel 2015 lancia infatti la prima vera collezione ready to wear e accessori donna firmata House of MuaMua, passando così dalle bambole all’uncinetto alle “doll” in carne e ossa.

Seguendo una buona strategia di networking globale, il brand è presente con i monomarca a Capri, Montecarlo e Saint Barth, oltre a più di un centinaio di multimarca tra Italia e Estero, con un focus sui mercati cinese e americano, grazie anche ai quali la label ha registrato un aumento di 1 milione di euro nella quota export.

Per quanto riguarda l’aspetto digital, la designer, italiana di nascita e balinese di adozione, punta sull’e-commerce e la piattaforma Instagram per attrare un target sempre più giovane, dinamico e attento alle nuove tendenze.

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, infine House of MuaMua replica presenza al salone milanese White. Ma, al di là del business, resta intatto l’assetto charity del progetto: parte del ricavato della vendita delle collezioni viene donato ad una scuola a Sumbawa per aiutare e sostenere l’istruzione femminile. 

c.bo.
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