un continente che cresce con la moda

Afro Fashion Week: quarta edizione a Milano, con una trasferta a Como

Settimana della moda significa anche Afwm (Afro Fashion Week Milano), una manifestazione che nei prossimi giorni porterà alla ribalta i designer africani e, per esteso, lo stile ispirato a questo continente.

Come ha spiegato ieri nella sede di Confindustria Moda Michelle Francine Ngonmo (presidente dell'associazione Afro Fashion, co-fondata insieme alla vice-presidente Ruth Ajutu Maccarthy), «il nostro intento è raccontare un'Africa lontana dagli stereotipi che la identificano esclusivamente con un'area povera e bisognosa, senza capire che dietro c'è molto di più. Un "continente madre", fucina di idee dal quale i creativi, locali ma non solo, traggono spunto e ispirazione».

«Siamo partiti come associazione culturale senza scopo di lucro, in concomitanza con Expo 2015, attraverso il progetto I Kilowatt della Moda - ha proseguito la manager, di origine camerunense, con una laurea in Comunicazione Audiovisiva e Multimediale e un'altra in Lingue - e ora eccoci qui con la quarta edizione dell'Afro Fashion Week Milano, articolata in diverse iniziative e con Georgette Et'o come madrina d'eccezione».

Dalle 17 del 20 settembre, alla Fabbrica del Vapore nel capoluogo lombardo, sono in programma i fashion show di Sassape, Afroots e Wanki Couture, mentre il 21 nella stessa location torna Afroots con uno spettacolo di apertura, seguito da Ethnic Revival by Marc Bell, Nebua e Djuije.

Già il 19 settembre è previsto un convegno sull'eco-fashion all'Università Cattolica in largo Gemelli, preceduto il 18 da una trasferta dei designer dell'Afro Fashion Week nella sede di Ratti a Como.

Attiva dal 1945 con un focus sul lusso, l'azienda tessile lariana interpreta nei suoi tessuti il wax, segno distintivo delle coloratissime e sgargianti stoffe africane, utilizzando un cotone 100% made in Italy e dando così vita a un "Italian Wax" (nella foto).

Oltre che sul supporto di Ratti e di Sistema Moda Italia, l'Afro Fashion Week può contare sulle sinergie con Coe (Associazione Centro Orientamento Educativo) in relazione al progetto CamOn per lo sviluppo sostenibile del Camerun, illustrato ieri da Clara Carluzzo, ma anche con la Laba-Libera Accademia di Belle Arti di Douala, sempre in Camerun, rappresentata per l'occasione dal responsabile pedagogico Paul-Henri Souvenir Assako.

Al tavolo dei relatori anche Gianfranco Di Natale, direttore di Smi e condirettore di Confindustria Moda, che ha ricordato il valore generato dal mix di culture anche nel settore moda, sottolineando come in alcune zone dell'Africa il reddito pro capite non sia affatto così basso come si potrebbe pensare.

Il fashion made in Italy esporta sempre di più verso il continente nero: nei prossimi anni l'incremento delle vendite di nostri prodotti in Sudafrica dovrebbe toccare il 33%, ma addirittura il 40% in Nigeria e il 52% in Angola.

Una quarantina di Paesi africani, dal canto loro, sono specializzati nella coltivazione e nella lavorazione del cotone, con Kenya ed Etiopia in pole position.

Negli ultimi due anni l'Etiopia, in particolare, ha rafforzato il proprio ruolo come polo produttivo della confezione. Qui sono stati realizzati capi di abbigliamento per colossi quali Primark e H&M.

A Macallé, capitale della regione del Tigrè, Calzedonia ha avviato nel 2018 lo stabilimento Itaca Textile Plc., 16.500 metri quadri coperti e 2mila esterni, dando lavoro a più di un migliaio di addetti.

Un investimento che ha anche un risvolto umanitario, visto che aiuta con gesti concreti - come la realizzazione di una clinica sanitaria e di un pozzo, con 10 litri di acqua potabile assicurati a ogni persona per settimana - la popolazione del posto.

a.b.
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