un evento itinerante

Sgm Mouse Ji: la new wave di Suzhou riscrive la tradizione

Il progetto-collezione itinerante Sgm Mouse Ji è approdato recentemente a Milano durante la fashion week, con una collezione donna disegnata da sei studenti del Suzhou Art and Design Technology Institute, nato nel lontano 1922 come prima accademia delle Belle Arti cinese, fondata grazie al famoso pittore Yan Wenliang a Suzhou: una città patrimonio dell’Unesco, affacciata sul Fiume Azzurro, definita da Marco Polo la «Venezia d'Oriente».

Nel realizzare Sgm Mouse Ji gli allievi sono stati guidati dai docenti della scuola e coordinati dall’artista e designer Ji Ping Sheng: dopo il capoluogo lombardo, lo show itinerante ha preso la strada di Parigi e di altri capitali europee.

A Milano, in particolare, è stato realizzato un doppio evento a Palazzo Mezzanotte, in piazza Affari, sede della Borsa: da un lato una sfilata e, dall’altro, una mostra con una selezione di gioielli, tra i quali la collana stile Buy dell’imperatrice Xi e le manifatture in seta della dinastia Song (960-1279) che si avvalgono, ora come allora, di una tecnica manuale.

«È la prima volta che siamo in quella che consideriamo una delle città top al mondo nel segmento fashion - ha detto Ji Ping Sheng -. Il mio obiettivo è rendere il linguaggio creativo delle nuove generazioni cinesi sempre più contemporaneo, partendo dalle tecniche dagli antichi maestri artigiani, che insegniamo ai nostri ragazzi».

Il mood della collezione andata in scena in piazza Affari è sintetizzato in una frase di un poeta cinese, Zhuyi: «Le persone di sentimento hanno poche parole, ma le persone di grande sentimento hanno molte parole».  

«Zhuyi esprime una coralità dalle tante sfaccettature - ha spiegato Ji Ping Sheng -. Attraverso la preziosità e naturalezza dei nostri tessuti, realizzati con una tecnica millenaria, mostriamo il fascino di un abbigliamento "silenzioso", fatto di linee purissime e nette».

In pedana effetti quasi magici 
per abiti, casacche lunghe, completi in seta lucida, soprabiti e giacche, che mimano le tecniche artigianali tradizionali, come il punto intrecciato frutto di 200 anni di storia, e riportano in auge le tinture con i pigmenti naturali. Si ottengono solo 85 centimetri di tessuto al giorno in un ciclo realmente ecosostenibile lungo tutta la filiera, che parte dal baco da seta e approda al lavaggio finale. 

Tra gli accessori si fanno notare i cappelli a cono di paglia, che si alternano con nastri, giacche e capispalla in omaggio al Beizi, soprabito della Dinastia Song con chiusura anteriore ma non allacciato sul davanti, affinché si possa vedere l’altro indumento sotto.

«Sono anni che supporto e promuovo la cultura e le tradizioni della Cina, in un interscambio continuo con l'Italia», ha spiegato Francesco Fiordelli, referente ufficiale sul nostro territorio del governo cinese per la moda con la China National Garment Association

«I giovani - ha aggiunto - sono da sempre in trincea, nel Paese del Dragone come da noi. Sono loro la continuità e se oggi la Cina ha iniziato a ritagliarsi un ruolo importante anche nel fashion è grazie al rinnovamento che hanno portato proprio loro, rinvigorendo storici brand o creandone di nuovissimi».  

a.c.

 

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